 |
Il Concetto di Cultura
|
 |
 |
|
Il dibattito intorno alla definizione del concetto di cultura impegnò, soprattutto a cavallo tra il secolo scorso e quello attuale, un grandissimo numero di sociologi ed antropologi, i quali agli albori dell’antropologia ritennero necessario partire proprio da questo punto per dare inizio all’affascinante cammino di questa nuova scienza. Tylor, Malinowski, Boas, Linton, Murdock, Kluckhohn, solo per citarne alcuni, diedero le basi concettuali alla formazione della moderna antropologia. Tra tante ed autorevoli definizioni abbiamo scelto quella dell’inglese Edward Burnett Tylor che per primo contribuì alla formulazione del concetto scientifico di cultura con la pubblicazione nel 1871 del celeberrimo “Primitive culture”, che all'inizio del primo capitolo riporta: “La cultura, o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell'insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall'uomo come membro di una società” .. A partire dagli anni trenta il concetto di cultura assume un significato meno ampio; la cultura viene ora definita in base a modelli comportamentali che il gruppo assume come validi, propone ed impone ai propri membri. In altri termini, pur mantenendo il significato “totale” della definizione tyloriana, essa si riduce a designare il complesso dei modi di vita comunque appresi nell’interazione sociale, ai quali il gruppo attribuisce un valore. Conseguentemente la cultura e le norme che la esprimono si riflettono, più o meno intensamente a seconda del coinvolgimento, sul comportamento dei singoli attori sociali. Importante è il contributo di Clyde Kluckhohn il quale interpreta la cultura come un insieme di modelli normativi condivisi dai membri del gruppo e che servono a regolarne la condotta, sottolineando in particolare la presenza di sanzioni nel caso che questa non vi si conformi. Affinché la cultura possa svolgere tale funzione è necessario che i modelli di comportamento che la costituiscono abbiano non solo un certo grado di compatibilità, ma anche di organizzazione, caratteristica che non è certamente interiorizzata in un gruppo riunitosi solo occasionalmente. Il fondamento della cultura è il sistema di valori e la diversità dei sistemi di valori diventa così la base metodologica per riconoscere in una data società la sussistenza di culture differenti talvolta in conflitto, oppure l’articolarsi di una singola cultura in sub o sotto-culture con proprie caratteristiche peculiari. Nel suo saggio del 1945 “Il concetto di cultura”, Kluckhohn, muovendo dal riconoscimento del suo carattere selettivo e normativo, definisce la cultura come un sistema di “schemi di vita” che devono fungere da guide del comportamento, incanalando le reazioni umane in base a modelli sanzionati dal gruppo. Ma la cultura non è altro che un costrutto concettuale utilizzabile per scopi descrittivi; pertanto lo studio delle singole culture viene a consistere nell’individuazione del sistema di valori condiviso dai membri di un dato gruppo sociale. Interessante risulta quindi l’accertamento dei rapporti reciproci e la constatazione del grado di coerenza di certi modelli. Ed è proprio quanto ci proponiamo di fare in ordine alla cultura degli studenti universitari facenti parte della goliardia. In prima analisi potrebbe apparire inadeguato utilizzare la concezione antropologica della cultura per studiare il fenomeno della goliardia, dato che nella maggior parte dei casi essa è applicata a società omogenee come quelle primitive. Ma essa, come sottolinea E. C. Hughes, definendo la cultura come un’organizzazione di conoscenze comuni possedute da un gruppo, è in ugual modo applicabile ai gruppi più ristretti che formano la complessa società moderna. Gruppi etnici, religiosi, professionali, sportivi, studenteschi, ecc., tutti quanti si può dire abbiano certi tipi di conoscenze ed abitudini comuni e quindi una cultura. Dove gruppi di persone hanno un pezzo di vita in comune con un minimo di isolamento dalle altre persone, un angolo comune nella società, dei problemi comuni e forse un paio di nemici comuni, là cresce una cultura. Può essere la strana cultura degli sfortunati che diventati dipendenti dall’uso di eroina, condividono un piacere proibito, una tragedia ed una battaglia contro il mondo convenzionale. Può essere la cultura di due bambini che, nel tener testa ai genitori tanto potenti che arbitrari, si costruiscono un linguaggio ed un insieme di abitudini loro propri che persistono anche quando sono grandi e potenti come i genitori. Molti studiosi ritengono che la cultura nasca essenzialmente come risposta ad una serie di problemi affrontati in comune da un gruppo di persone, nella misura in cui sono in grado di interagire tra loro in maniera efficiente e con una certa continuità. Interpretazioni equivalenti del mondo esterno e del posto che l’uomo vi occupa, volontà di cooperazione e mezzi a disposizione simili creano una comune concezione della vita che, se non è condivisa dalla maggior parte della società, può generare conflittualità aumentando la coesione del gruppo. Dove le persone che credono in un dato stile di vita hanno l’opportunità di interagire tra loro, è probabile che si sviluppi una cultura costruita intorno ai problemi sorti dalle differenze tra la loro definizione di ciò che fanno e quella sostenuta dagli altri membri della società (H. S. Becker). Tuttavia, come rileva ancora Kluckhohn, una cultura comprende anche una serie caratteristica di premesse od ipotesi non dichiarate che variano enormemente da una società all’altra. Perciò un gruppo presume inconsciamente che ogni catena di azioni abbia un fine e che la tensione diminuisca o scompaia quando questo fine viene raggiunto. Per un altro gruppo, il pensiero fondato su quest’assunzione è privo di qualsiasi significato: essi concepiscono la vita non già come una serie di successioni fornite di scopo ma come un insieme di esperienze soddisfacenti in sé e per sé, piuttosto che come mezzi in vista di certi fini. Ed è proprio in quest’ottica che va inserito il fenomeno della goliardia universitaria. Pochissime culture possono essere considerate come sistemi completamente integrati. La maggioranza di esse, come per quanto riguarda le personalità umane, si possono considerare come risultanti di tendenze opposte. Ma anche nelle culture che non si avvicinano ad un’integrazione completa è possibile riscontrare alcuni temi ricorrenti in una varietà di contesti specifici.
|
|
|
|
|