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Gruppi e Sottoculture
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Gianluigi Ponti pone l’accento sul concetto di gruppo rilevando che, pur nell’ambito di una cultura più ampia come quella di una nazione o di un periodo storico, esistono nella società tante culture, per certi aspetti differenziate, quanti sono i gruppi che in essa agiscono. E’ possibile distinguere il gruppo da una massa indifferenziata di individui per alcune caratteristiche: · i membri di un gruppo sono in rapporto stabile e durevole e non solo occasionale; · in tutti i membri si sviluppa e si mantiene una chiara coscienza di identità di gruppo; · un gruppo può venire a trovarsi in contrasto od anche in lotta con altri gruppi; · all’interno del gruppo esiste un’organizzazione ed una divisione dei compiti spesso su base gerarchica e meritocratica; · nel gruppo si sviluppa un complesso di usi, costumi, regole ed un gergo che creano una tradizione; Alle caratteristiche elencate dal Ponti, siamo dell’idea di aggiungerne un’altra, ovvero la presenza all’interno di un gruppo di tecniche consapevoli per trasmettere ai nuovi entrati le conoscenze ed i modelli comportamentali indispensabili per la sopravvivenza del gruppo stesso oltre la generazione fondatrice. Secondo Ralph Linton, che definisce questo processo “inculturazione” (termine usato anche nel gergo goliardico), quale che sia il metodo mediante il quale l’individuo riceve gli elementi di cultura tipici della sua società, se è davvero in possesso dei requisiti idonei e della volontà di appartenere al gruppo, egli li interiorizza in massima parte. Molto interessanti sono gli studi di D. Anzieu e J.Y. Martin raccolti nella loro opera “Dinamica dei piccoli gruppi” (1968), divenuta un classico soprattutto in Francia. Nel testo il gruppo viene suddiviso in cinque categorie fondamentali: folla, banda, raggruppamento, gruppo primario e gruppo secondario. Tralasceremo in questa sede, l’analisi della prima e dell’ultima, in quanto esulano dall’ambito del nostro lavoro. La banda è un insieme di individui che si riuniscono volontariamente per il piacere di stare insieme e per ricerca del simile. In tale situazione è sospesa l’esigenza di adattarsi, a prezzo di una tensione psichica più o meno penosa, ad un universo adulto e sociale e alle sue regole di pensiero e di condotta; la presenza di molte altre personalità simili permette di abbandonarsi ad essere se stessi senza costrizioni o rimorsi e giustifica il fatto di essere come si è. Inoltre, la banda offre ai suoi membri la sicurezza e il sostegno di cui potrebbero essere privi. Spesso i suoi membri tendono a moltiplicare gli elementi di somiglianza nella postura (es. sciatteria), nell’abbigliamento, nella cura personale (es. pettinatura),nel linguaggio o negli oggetti esibiti (es. automobili sportive, telefonino). Nell’adulto socialmente adattato, la banda (di amici, di buontemponi, compagnie galanti) autorizza attività che sono al limite delle regole sociali e morali: il gioco, il bere, il flirt amoroso, il vandalismo, ecc.. Tuttavia le attività compiute in comune non appaiono come scopo essenziale della banda: lo scopo è solo quello di stare insieme perché si è simili. Nonostante l’attaccamento degli appartenenti nei confronti della banda, essa è di regola effimera. O entra in uno stato di torpore per ricostituirsi saltuariamente, oppure l’evoluzione psicologica individuale dei suoi membri la disgrega. La banda può divenire duratura se si trasforma in un gruppo primario, ma in tal caso essa muta le sue caratteristiche. Il raggruppamento è un insieme di persone che si riunisce periodicamente, con interessi comuni, più o meno sentiti da parte dei suoi membri Rientrano in questa categoria i vari tipi di associazioni di stampo politico, religioso, artistico, sociale e sportivo, i cui membri non hanno particolari legami o contatti al di fuori di quelli nell’ambito degli obiettivi perseguiti dal raggruppamento stesso. Maggior interesse per la nostra trattazione ha il gruppo primario. Esso è caratterizzato da una cooperazione intima fra i suoi membri che crea, dal punto di vista psicologico, una certa fusione delle individualità in un tutto comune, con la conseguenza che l’obiettivo del gruppo diventano la vita e l’obiettivo di ognuno. Gli autori elencano alcune caratteristiche tipiche dei gruppi primari: · essere composti da un numero ristretto di membri, tale che ognuno possa avere una percezione individualizzata degli altri e che possa comunicare con loro direttamente e non per interposta persona; · il perseguimento in comune e in modo attivo degli stessi obiettivi; · la presenza di relazioni affettive che possono divenire intense tra i membri (simpatie, antipatie); · la presenza di una forte interdipendenza tra i membri e di sentimenti di solidarietà, nonché una significativa unione morale tra di loro anche al di fuori delle riunioni e delle azioni in comune. Piero Amerio pone, invece, l’accento sulla conflittualità innata dei gruppi sociali. Egli sottolinea che è sufficiente che un altro gruppo sia evocato sulla scena perché si determini una discriminazione netta tra quello ed il proprio, anche in assenza di una reale contrapposizione. Henry Taifel definisce l’identità sociale come “Quella parte della concezione di sé di un individuo che gli deriva dalla consapevolezza di essere membro di uno o più gruppi sociali, oltre al rilievo emozionale collegato a questa condizione di membro” L’identità sociale è quindi legata al gruppo di appartenenza, e pertanto l’adesione ad un gruppo e il permanervi sono in funzione del contributo positivo recato a questa identità D’altro canto vale anche l’effetto inverso, e cioè l’individuo che si trova per qualunque motivo a far parte di un gruppo, cercherà di rafforzare la caratterizzazione di quel gruppo in modo che risulti soddisfacente alla sua identità. Quando il gruppo non soddisferà più questo requisito, egli tenterà di abbandonarlo. Spesso, tuttavia, alcuni soggetti si lasciano facilmente influenzare dalle opinioni dominanti all’interno del gruppo. Come rileva Guglielmo Gulotta, le pressioni di gruppo tendono a suscitare nell’individuo stati emotivi. Se la divergenza tra il proprio giudizio e quello generale appare temibile per l’individuo, poiché immagina che il dissenso comporti una sanzione o perché non riesce a giustificare la divergenza del gruppo, è probabile che inizi a sviluppare sentimenti d’ansia. In questo caso il conformarsi all’opinione generale può essere la facile via d’uscita per annullare l’ansia che lo invade. L’appartenenza ad un gruppo è un fatto dinamico e non statico; inoltre i medesimi individui possono fare parte contemporaneamente di svariati gruppi, avendo quindi come proprie molteplici differenti culture. Ad esempio un soggetto può essere definito come: 1. un contemporaneo 2. occidentale 3. giovane 4. studente 5. di Giurisprudenza 6. appartenente alla goliardia 7. svolgente un lavoro part-time 8. giocatore di calcio 9. iscritto ad un partito politico 10. praticante una certa fede religiosa … e così via. Come si può notare abbiamo elencato in breve dieci situazioni che comportano o possono comportare l’esistenza di altrettanti gruppi ciascuno con una propria distinta cultura più o meno sviluppata. Si realizza pertanto nella realtà quotidiana un “sistema di culture” che ingloba una vasta gamma di modelli culturali abbastanza diversificati da permettere alla società di soddisfare le svariate esigenze della vita sociale, ma aventi in comune alcuni modelli normativi che si integrano gli uni con gli altri. Poiché queste culture operano all’interno della società, e da questa si distinguono, esse vengono spesso denominate “sottoculture”.
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