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La Devianza
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Nel capitolo precedente abbiamo tentato di chiarire il concetto di sottocultura, fenomeno sociale che ad un'analisi poco approfondita potrebbe apparire limitato e secondario nei confronti della cultura da cui è sotteso. In alcuni casi, tuttavia, i valori sotto-culturali sono talmente pregnanti da portare il soggetto a non riconoscere più come accettabili i valori della cultura di cui fa parte. A questo punto può essere riscontrata la devianza. Innumerevoli sono le teorie e di conseguenza la bibliografia sull'argomento. Ci è parso opportuno seguire gli indirizzi delineati da Howard Samuel Becker nel suo celeberrimo “Outsiders” (1963) anche perché abbiamo svolto, come il sociologo americano, una sperimentazione “sul campo” e ben si prestano le sue teorie ad un’osservazione empirica. Esistono nella società moderna molti tipi di norme; alcune possono essere introdotte mediante le leggi e quindi dotate di strumenti coercitivi più o meno sviluppati ed efficienti a seconda di quanto siano le norme considerate importanti. In altri casi esse rappresentano delle convenzioni informali, recenti oppure rese più salde dal tempo o dai soggetti che le hanno emanate. Chi trasgredisce queste norme è considerato un deviante, un “outsider”. Bisogna però evidenziare subito che gruppi diversi giudicano comportamenti diversi come devianti. Se per un losco individuo dei bassifondi è “normale” vivere d’espedienti e derubare il prossimo, altrettanto non si può dire per un serio professionista o per un onesto lavoratore. E’ quindi assai arduo stabilire una discreta quantità di norme che siano universalmente accettate e rispettate, di conseguenza è altrettanto difficile definire quali atti siano devianti. La prima spiegazione che viene in mente è quella basata sulla statistica, ma essa è troppo semplicistica. In tal caso anche gli uomini alti più di un metro e novanta oppure gli italiani con gli occhi azzurri sarebbero considerati dei devianti. Ed anche l’interpretazione che identifica la devianza con la disobbedienza alle norme ci sembra riduttiva perché per prima cosa bisognerebbe specificare a quali norme (ed abbiamo già rilevato quanto ciò sia difficile) e poi in molti casi manca una volontà di trasgressione. Inoltre un soggetto appartiene di solito a più gruppi distinti e con le proprie regole che potrebbero essere tra loro incompatibili, egli potrebbe quindi esser costretto a trasgredire alcune norme per uniformarsi ad altre. Sarebbe questa persona un deviante? Riteniamo che il concetto di devianza abbia molti punti in comune con quello di buon costume o di moralità, che dipenda in altre parole dal momento storico in cui si è verificato l’atto in questione. Una ragazza che negli anni Trenta avesse passeggiato in topless su di una spiaggia, sarebbe stata considerata una prostituta e sarebbe stata accusata del reato di atti osceni in luogo pubblico. Al giorno d’oggi l’unica reazione potrebbe essere un fischio di ammirazione di qualche latin-lover troppo ardito! Anche il luogo in cui si verifica il fatto è un fattore importante per le diverse abitudini e tradizioni di vita delle varie culture. Un altro elemento di cui bisogna tener conto, è quello di chi commette il fatto. Sin dal Medioevo agli studenti erano concessi vari privilegi (come l’esenzione dal servizio militare) ed una particolare tolleranza nei confronti dei loro coloriti e festosi schiamazzi sino all’introduzione a Torino nel 1791 del foro speciale degli studenti universitari, di cui parleremo più avanti. In altre parole, se taluni comportamenti sono giudicati con una certa severità, ciò può essere dovuto a fattori esulanti almeno in parte dalle caratteristiche degli atti in questione, e riguardanti invece, ad esempio, lo status socio-economico di chi li ha posti in essere. In sintesi possiamo osservare che la devianza non è semplicemente una caratteristica presente in alcuni comportamenti ed assente in altri, quanto piuttosto ”il prodotto di un processo che implica le reazioni di altre persone ad un determinato comportamento…Che un determinato atto sia deviante o meno dipende in parte dalla natura dell’atto stesso (cioè se ha violato o meno qualche norma), ed in parte dalla reazione delle altre persone” (H.S. Becker)
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