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Gli Ordini goliardici
Gli ordini goliardici moderni, sorti poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, sono caratterizzati da una gerarchia ben precisa e definita che ne costituisce lo scheletro portante. Le motivazioni su cui si basa l’esistenza di tale gerarchia sono varie e non sempre ben identificabili, tuttavia è possibile distinguere due direttrici principali lungo le quali risulta più semplice delineare le cause portanti di tali suddivisioni.
In primo luogo la presenza di scale gerarchiche sarà da inscrivere all’interno di quella forte critica al potere in ogni sua forma ed espressione che sta alla base di tutto il pensiero goliardico e dovrà essere intesa come carnevalizzazione di esso. In questo senso sarà utile ricordare che le cariche di ogni goliarda sono comunque messe in secondo piano rispetto all’intelligenza della persona e sarà quindi sempre possibile assistere, come paradosso del potere, ad una matricola che, dimostrandosi più furba, detta legge ad un goliarda più blasonato.
Un altro fattore molto importante che ha portato alla creazione di cariche gerarchiche all’interno degli ordini è stato il bisogno di una precisa suddivisione degli incarichi fra i vari goliardi. In effetti, a ben vedere, tutte le cariche esistenti in goliardia, a parte una ovvia differenza di denominazione utile a differenziare i vari ordini fra di loro, ricalcano le mansioni che l’insignito dovrà svolgere. Per chiarire meglio questo punto sarà utile delineare la fisionomia generale di un ordine tipo.
A capo dell’ordine troviamo un Gran Maestro che ha potere assoluto sul resto dei componenti, a lui spettano tutte le decisioni concernenti la vita e l’attività dell’ordine, decisioni che, però, saranno messe in atto dal resto dell’ordine. La seconda carica in ordine di importanza è rappresentata dalla figura del reggente che viene nominato solamente in caso di assenza prolungata del Gran Maestro.
Vi è poi la figura del Vicario, che deve essere considerato come il braccio destro del Gran Maestro. Sotto queste cariche troviamo il governo, composto dai vari ministri o nobili ognuno con un suo ruolo ben preciso. I più comuni sono il ministro agli interni, il ministro agli esteri, il ministro alle finanze ed il ministro guardasigilli, ma ve ne sono anche alcuni meno comuni, eppure spesso più importanti, come il ministro ai ludi o agli approvvigionamenti. Solitamente ogni ministro ha uno scudiero personale che lo segue ovunque vada e che provvede a soddisfare le sue necessità.
Al di sotto del governo ci sono i popolani i quali, spesso, sono ulteriormente divisi in cariche di solito in base all’anzianità. A questo proposito sarà utile aprire una parentesi sui criteri di assegnazione delle cariche all’interno degli ordini.
Generalmente è l’anzianità a determinare il passaggio di grado, perché spesso essa corrisponde ad una maggiore esperienza dell’individuo e ad una maggiore familiarità con l’ambiente goliardico, tuttavia è fondamentale sottolineare come l’unico vero metodo di assegnazione dei riconoscimenti sia il merito personale.
Per operare una netta distinzione anche a livello estetico, le varie cariche sono contraddistinte da insegne diverse, solitamente più sfarzose man mano che la carica cresce di importanza. Alle matricole appena entrate viene solitamente concesso, oltre alla feluca che è personale, un saio recante gli stemmi dell’ordine di appartenenza e, a volte, una placca.
Generalmente i primi passaggi di grado sono contraddistinti dall’acquisizione della placca o dal cambio del cordone della stessa. Quando si entra a far parte del governo si guadagna il diritto ad indossare un mantello recante le insegne dell’ordine, a volte in sostituzione del saio a volte accoppiato ad esso, ed una placca diversa.
Chi arriva a diventare Gran Maestro ha diritto ad indossare le insegne storiche che tutti i capi ordine prima di lui hanno portato che constano, in linea generale, di una manto particolarmente appariscente, una placca e spesso una fascia o un giustacuore. In alcune città come Torino o Firenze viene loro permesso anche l’utilizzo di una piuma come ornamento della feluca oltre agli svariati oggetti (“ammennicoli”) che vi vengono cuciti sopra col trascorrere degli anni.
Oltre a questa precisa divisione interna, in ogni città tutti gli ordini esistenti, denominati diversamente a seconda del luogo (Accademie a Padova, Vole a Torino, Balle a Pisa e Bologna ecc.) si trovano in stretto rapporto con un Ordine Sovrano cittadino a cui solitamente sono sottomessi, ma dal quale, in casi particolari, possono anche staccarsi.
Uno degli aspetti fondamentali della goliardia, insieme al suo gergo ben preciso e definito, che la rende sottogruppo culturale è l’insieme di caratteristiche tipiche di quest’ambiente, e che ne costituiscono la tradizione.
Seguendo l’iter tipico di un goliarda troviamo una serie di tappe fondamentali che lo accompagnano fino alla laurea. Il primo momento indispensabile per l’accettazione del nuovo arrivato in goliardia è il processo. Parodia di un rito autentico, esso serve principalmente ad introdurre la matricola nell’ambiente goliardico e ne mette subito a dura prova l’arguzia e la prontezza. Al processo presenzia tutto l’ordine, ma i giochi sono condotti principalmente dal Gran Maestro (coadiuvato solitamente da un paio di goliardi già esperti) il quale ne stabilisce le modalità particolari, scegliendole da un formulario di azioni e parole mutuate dalla tradizione.
Partendo dal presupposto che la matricola è sempre colpevole di ignoranza, viene istituito, nella maggior parte dei casi, un tribunale goliardico formato da un’accusa, una difesa ed un giudice. Nel corso del dibattimento si cercherà di dimostrare, riuscendoci sempre, le numerosissime ed incredibili colpe del novizio (è fondamentale in questo processo la figura del difensore della matricola che, ben lungi dal tentare di aiutarlo, farà di tutto per peggiorarne esponenzialmente la situazione) al quale, alla fine di tutta questa baraonda, sarà comminata la giusta pena.
E’ da notare che tutta questa trafila, culminante con l’accettazione o meno del processato nell’ordine, non serve a umiliare l’aspirante goliarda, ma a stimolarne la prontezza e lo spirito ed a cercare di liberarlo da insensati pudori, spesso frutto di atteggiamenti bigotti di una società troppo perbenista. Una volta che la matricola ha superato il processo ed ha fornito il giusto pagamento al capo ordine ed agli anziani, essa viene accettata nel mondo goliardico attraverso un papiro che ne sancisce la nascita e l’ordine di appartenenza.
La cerimonia di accettazione si svolge sulla falsariga dell’antica ordinazione dei cavalieri da parte dei sovrani. L’aspirante si posiziona in ginocchio davanti al Gran Maestro il quale pronuncia la formula di rito in latino maccheronico , gli fa bere del vino, gli lascia cadere sul capo un po’ di cenere e lo fa baciare da un goliarda dell’altro sesso. Poi gli appoggia la feluca su entrambe le spalle e sul capo benedicendolo ed invitandolo ad alzarsi ed a salutare i confratelli, presentandosi con il suo nuovo nome goliardico.
Riteniamo sia importante approfondire il discorso sui papiri goliardici, in quanto essi rappresentano una delle tradizionali peculiarità della goliardia. Come prima cosa è bene dire che si possono scrivere papiri per qualsiasi avvenimento goliardico, l’importante è che siano fatti secondo alcuni canoni che ne sanciscano la validità. Perché un papiro sia considerato un papiro goliardico regolare deve essere redatto su carta pergamenata o simile, deve essere consacrato alle tre divinità goliardiche (Bacco, Tabacco, e Venere: quindi occorre che sia bagnato con del vino, forato con sigarette e baciato da una ragazza) e deve recare gli stemmi dell’ordine che lo ha rilasciato, la firma di chi lo ha composto e la data goliardica (es. 1969+29 per indicare il 1998).
Il linguaggio in cui deve essere scritto un papiro è un colorito latino maccheronico condito di termini arcaicizzanti e fantasiosi neologismi.
Di norma i papiri più importanti che, oltre ad avere un valore scherzoso, ne hanno anche uno legislativo sono il papiro di nascita, quello di questua (papiro che assicura ai negozianti l’immunità da successive richieste di denaro), quello di laurea e le cosiddette “bolle”. Le bolle sono papiri contenenti decisioni importanti prese da un Gran Maestro nei confronti di altri goliardi, sia singolarmente che come ordine. Le più comuni sono le bolle di guerra, le bolle di cassazione e di infamia.
Con una bolla di guerra si dichiarano aperte le ostilità con un altro ordine per un torto subito oppure per gioco, la cosa importante è che comunque la guerra viene condotta in maniera del tutto particolare, ovvero con uno scambio di scherzi fra le parti teso a dimostrare quale delle due sia la più astuta. La bolla di cassazione sancisce la morte di un goliarda e viene scritta solo in casi di comportamenti particolarmente gravi e che comunque tradiscono completamente lo spirito goliardico. La bolla di infamia è invece un atto meno drastico dal punto di vista pratico, ma che spesso è peggiore della stessa cassazione poiché il goliarda infamato resta sempre formalmente goliarda, ma viene additato agli occhi di tutti come un esempio di ignominia.
Altri esempi di caratteristiche tradizionali della goliardia sono l’uccellagione e il rapimento. L’uccellagione viene unanimemente definita come “furto con destrezza” con tutti i problemi interpretativi che questa generalizzazione comporta. Di fatto uccellare significa riuscire a sottrarre con qualche sotterfugio, che però nasconda grande abilità, una qualsiasi insegna goliardica. Una volta riusciti nell’intento si potrà domandare al proprietario dell’insegna, in cambio della sua restituzione, un riscatto goliardico, che sia confacente alle tre sopracitate divinità, tramite una bolla di riscatto da prepararsi entro quarantotto ore dal momento dell’uccellagione.
Sarà poi facoltà di chi deve pagare il riscatto tentare di riuscire a scovare qualche cavillo nella richiesta che permetta di pagare in misura minore o di fare qualche brutto scherzo all’uccellatore, che comunque deve sempre restituire il bene sottratto. Il rapimento funziona con le stesse modalità, ma viene effettuato su una persona che sarà tenuta prigioniera finché non sarà stato versato il riscatto.
Interessanti sono poi le cosiddette ”seghe mentali”, ossia le animate discussioni che i goliardi fanno appoggiati al bancone di un bar su argomenti inerenti al loro mondo. Chi dimostrerà di avere migliori capacità dialettiche potrà pretendere il pagamento del conto da parte dell’antagonista soccombente.
Lo “scazzo”, invece, è l’errore, la trasgressione delle regole goliardiche che può essere sanata mediante pagamenti più o meno onerosi con le tre solite monete (Bacco, Tabacco e Venere), a vantaggio del goliarda che per primo lo ha ravvisato.
Un’altra tradizione goliardica notevole è la celebrazione della Festa delle Matricole o Feria Matricolare che ogni città con tradizione universitaria organizza in collaborazione con le massime autorità locali. I vari Ordini Sovrani invitano delegazioni da tutte le altre università e per tre giorni si alternano manifestazioni ufficiali, cene in piazza offerte dagli ospitanti, concerti e gare di vario genere all’insegna del più puro spirito goliardico.
Specialmente negli anni passati, erano in auge la caccia alle matricole e la “liberatio scholarum”, una vera e propria invasione delle scuole superiori da parte dei goliardi i quali, con il tacito assenso dei docenti, facevano uscire gli studenti e li conducevano nel centro della città al fine di iniziare a fargli conoscere il mondo della goliardia.









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