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Goliardi e non Goliardi
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In questa sede vogliamo parlare dei rapporti, sia positivi che negativi, tra la sottocultura goliardica e il resto della cultura da cui è sottesa. In ordine al rapporto dei goliardi con la famiglia, non abbiamo riscontrato notevoli differenze rispetto a quello degli studenti “tradizionali”, specie di quelli più vivaci. Anzi, se i genitori sono stati goliardi, si crea talvolta un rapporto di quasi complicità che comporta una maggior tolleranza nei confronti degli eventuali rallentamenti universitari. Occupiamoci ora dei rapporti tra il mondo della goliardia e il resto della società. Chi non è un goliarda, sia esso giovane o adulto, viene denominato “filisteo”. Il termine non è usato in senso dispregiativo, gli viene attribuita, piuttosto una connotazione “ironico-compassionevole”. Il filisteo giovane, se universitario, non è considerato ancora avulso dal mondo della goliardia, perché ha sempre la possibilità di entrare a farvi parte; quindi, se appare idoneo, viene invitato, generalmente da amici che sono già goliardi, a subire il processo. Negli anni d’oro della goliardia accadeva invece il contrario, anzi i molti aspiranti erano costretti a lunghe attese prima di veder realizzate le loro aspettative. In caso di rifiuto da parte del filisteo, esso sarà considerato persona con scarso spirito ludico ed il suo rapporto con la goliardia sarà terminato prima di iniziare. Talvolta si possono riscontrare atteggiamenti di chiusura nei confronti dei soggetti non facenti parte del mondo goliardico. Essi vengono considerati come persone non in grado di divertirsi né di capire le idee e le esigenze dei “seguaci di Golia”. Con una disposizione d’animo simile a quella dei musicisti da ballo osservati da Becker in “Outsiders” (che definiscono “squares” i non musicisti), alcuni goliardi possono giungere ad elidere ogni contatto con i filistei, perché essi “non capiscono”, sono cioè ritenuti non in grado di comprendere il loro mondo. In situazioni simili possono crearsi gravi problemi di carattere psicologico. Ci occuperemo di essi nel capitolo settimo. Resta da parlare del rapporto inverso, ovvero dell’opinione che i filistei hanno della goliardia. A partire dall’inizio degli anni Settanta, come abbiamo visto, essa ha iniziato un lento declino vedendo decrescere la sua notorietà. Accade, quindi, che molte persone di cultura medio-bassa, non la conoscano neppure. Per essi il primo impatto può essere negativo e disorientante. Molta gente alla vista dei goliardi, dato il loro particolare modo di abbigliarsi, domanda stupita se ci si trova in periodo di feste carnevalesche. Errore questo che li delude e li irrita molto, dato il loro considerarsi eredi di antiche tradizioni. Possono dare l’impressione d’essere solo una banda di scapestrati perdigiorno, e non tutti hanno il tempo o la volontà di conoscerli meglio per approfondire le loro nozioni su di essi. Sicuramente negli anni Sessanta, quando si riunivano a migliaia nelle piazze in occasione delle manifestazioni più importanti, non correvano il rischio di passare inosservati. Alcuni li bollano come “fascisti”, forse per via della canzone “Giovinezza” di cui abbiamo parlato, oppure perché sono ancora legati a quella concezione di università elitaria pre-sessantottina. Personalmente abbiamo conosciuto goliardi con idee politiche di tutti i tipi, da un estremo all’altro, ed abbiamo, anche, più volte ribadito la totale apoliticità del movimento goliardico. Per concludere riteniamo che la goliardia, come tutte le espressioni dell’associazionismo umano, presenti sì elementi discutibili, ma non meriti sicuramente generalizzazioni affrettate che non potrebbero cogliere appieno il significato e l’elaboratezza delle sue tradizioni.
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