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Comportamenti devianti
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Dopo esserci occupati di comportamenti che possono sfociare nella commissione di reati, ne esaminiamo ora altri, che sono abituali nel mondo della goliardia, e che possono essere ritenuti perlomeno stravaganti. In questi casi può essere riscontrata la devianza. Abbiamo conosciuto soggetti che nella loro vita cosiddetta “normale”, sono assai timidi e invece in goliardia si trasformano: spinti anche dal senso di emulazione tipico dei gruppi, diventano estroversi ed anche esuberanti. In pratica si costruiscono il loro personaggio ed interpretano una parte che forse è più simile a ciò che vorrebbero essere, sentendosi giustificati nel proprio inconscio dal fatto di essere goliardi. E’ assolutamente abituale, per un gruppo di seguaci di Golia, fermare persone sconosciute e bere vino per la strada, intonare canzoni spesso oscene, soprattutto alle belle ragazze che si incontrano per caso, ma anche rubare un fiore da un’aiuola per donarglielo. Uno strano connubio di sensibilità e trasgressione, oscenità e poesia. Le allegre gag che improvvisano nelle piazze sono di solito apprezzate dagli ignari passanti che, anche se un po’ stupiti, spesso riescono a vincere l’iniziale diffidenza, e anzi talvolta si fanno coinvolgere. L’istituto della questua, che si suole far risalire ai clerici vagantes, è un classico della goliardia, importantissimo per finanziare le dispendiose trasferte in tutta Italia in occasione delle ferie matricolari. Si badi bene: far la questua non significa chiedere l’elemosina! I goliardi rovesciano la feluca e, grazie alla loro abilità dialettica, con simpatia e fantasia, offrono un bicchiere di vino, una caramella, una canzone, oppure semplicemente chiedono un obolo in “vil pecunia” (denaro), condendo la loro richiesta con mille espressioni in latino maccheronico o in italiano simil-arcaico, definendosi comunemente “sommi sacerdoti del dio Bacco”, oppure “custodi del sapere e della tradizione medioevale”, sempre (si spera) senza insistere troppo od essere maleducati. Come si nota chiaramente, la sostanza è la stessa (si chiedono soldi), ma è la forma ad essere determinante, ed in fatto di forma i goliardi sono sicuramente degli esperti. Una pratica simile può sicuramente sorprendere e lasciare perplessi, soprattutto perché svolta da futuri professionisti, medici o laureati in genere, ma è proprio questa una delle caratteristiche che distingue la goliardia da altri gruppi giovanili. Una dimostrazione in più che non tutti possono farne parte, e che certi atteggiamenti snobistici tanto in voga negli ultimi anni, ne sono sicuramente esclusi. Anche il modo di vestire dei goliardi può apparire quantomeno bizzarro. Oltre alle insegne del proprio ordine, essi indossano spesso gli abiti più stravaganti: pirati, preti, monaci buddisti, guerrieri, frati, medici, ecc., affollano le schiere goliardiche, donando loro una connotazione carnascialesca che non fa che aumentarne la simpatia. Una tipica punizione inflitta da un Gran Maestro ad un sottoposto che ha commesso una sciocchezza, è quello di “mandarlo in mutande”, ossia di fargli calare allegramente le braghe per mostrare la propria biancheria intima e restando in silenzio. Chiaramente se ciò avviene per strada può suscitare la curiosità ed anche l’ilarità dei passanti. Pratica abbastanza comune, ma un po’ meno simpatica, è quella di effettuare le proprie minzioni all’aperto, con grande imbarazzo della gente. A Pisa è antica tradizione orinare contro il portone inferiore dell’Università Normale. Tutte queste manifestazioni dimostrano una volta di più la proverbiale irriverenza e la “faccia tosta” dei figli di Santa Madre Goliardia.
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