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Gli effetti collaterali
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Come abbiamo potuto rilevare nei capitoli precedenti, la vita goliardica presenta aspetti e caratteristiche ludiche che possono essere estremamente coinvolgenti per chi entra a farne parte. I problemi possono sorgere quando un soggetto arriva al punto di estraniarsi dalla vita quotidiana per iniziare a sentirsi parte di un cosiddetto “mondo fittizio”. In pratica la suadenza della vita goliardica può, in alcuni casi, rischiare di fare perdere il contatto con la realtà. Solitamente questo “straniamento” si verifica soprattutto in soggetti piuttosto fragili dal punto di vista caratteriale, oppure solo per brevi periodi di tempo. Se è vero che goliardi si nasce e non si diventa, è altrettanto vero che vivere essendo unicamente guidati dalle regole goliardiche e sentendo come propri solo i suoi obiettivi, è un atteggiamento sicuramente sconveniente. La goliardia può, da taluni soggetti, essere considerata come l’unica ragione di vita. Ad un esame superficiale potrebbe apparire alquanto arduo ipotizzare che ciò che alcuni considerano solo come uno svago, da altri sia considerato lo scopo della propria esistenza. Tuttavia, se si considera la goliardia nella complessità della sua sottocultura, si può comprendere come soggetti che hanno smarrito o non hanno mai avuto valori pregnanti in cui credere ed obiettivi da raggiungere, possano assurgerla a monomania. Forse perché è l’unica attività in cui ottengono successo, oppure perché in questo modo si sentono davvero se stessi. Un approccio di tal genere non può che essere alla lunga deleterio poiché, dopo un certo periodo, gli altri goliardi si rendono conto dell’aberrante rapporto che queste “personalità fanatiche” hanno nei confronti della vita goliardica e finiscono per non prenderli più sul serio, isolandoli. L’incapacità di crescere, la deresponsabilizzazione nei confronti degli altri e la scarsa volontà di inserimento nel mondo degli adulti sono manifestazioni tipiche dei giovani studenti, ma esse possono venire acutizzate da un errato modo di rapportarsi alla goliardia. Non è detto, tuttavia, che queste disfunzioni si presentino congiuntamente. Il fatto di rappresentarsi il conseguimento della laurea come la fine della propria giovinezza e come l’inizio dell’età adulta, può sicuramente generare apprensione e stimolare inconsciamente il sorgere di una specie di “paura di laurearsi”. Un giovane intorno ai 25-26 anni, conosce ormai a fondo l’ambiente universitario e, nell’ipotesi che ne faccia parte da alcuni anni, può essere diventato una figura leader nell’ambito della goliardia. In questa situazione egli corre il rischio di entrare in crisi e, in un certo senso, di adagiarsi in una fase di stallo, pur essendo ormai assai prossimo alla laurea. Adeguati meccanismi di deresponsabilizzazione più o meno consci, lo fornirebbero, inoltre, di comode cause di giustificazione. Il fatto di far parte della goliardia, con la sua esaltazione della gioventù (i goliardi hanno sempre vent’anni), potrebbe aggravare ulteriormente la situazione. Il condizionale è d’obbligo, poiché se si riesce a concepire la vita goliardica nella maniera corretta, ovverosia come un giusto connubio tra “genio” e “sregolatezza”, problemi di questo genere possono essere evitati.
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